Ultima occasione per vedere Il trovatore di fuoco

11 Agosto 2016

Si apre l’ultimo weekend del Festival con gli eventi dell’OFF che si concentrano sull’opera Il trovatore, in occasione della sua ultima messa in scena allo Sferisterio.

Alle ore 12, c’è il consueto appuntamento con gli Aperitivi Culturali nei locali degli Antichi Forni, la serie di conferenze con filosofi, giornalisti, musicologi e storici che si interrogano sui temi delle opere in cartellone, organizzata dall’Associazione Sferisterio Cultura. Il relatore della giornata è Cesare Catà, che chiude il ciclo di indagine sull’opera degli appuntamenti curati da Cinzia Maroni. Titolo dell’aperitivo è Put out the light (and the music) Shakespeare e Verdi, in cui il filosofo marchigiano propone un parallelismo tra l’opera del poeta inglese e la musica del compositore di Busseto. Al termine dell’aperitivo, il pubblico può gustare un delizioso rinfresco offerto dai locali del centro storico.

Come ogni fine settimana, ad anticipare lo spettacolo in Arena ci pensano i Fiori musicali nel parco di Villa Cozza. Alle ore 17, il concerto fa da preludio all’opera in serata, proponendo le arie più celebri del belcanto, con lo scopo di tracciare un cammino di note attraverso cui il pubblico possa arrivare allo Sferisterio.

Dopo lo spettacolo inedito di Medea, il fine settimana procede con l’ultima recita de Il Trovatore, per la regia di Francisco Negrín. Lo spettacolo “di fuoco” del regista franco-spagnolo è stato apprezzato anche in questa edizione dopo il successo in 2013 con Muri e divisioni, grazie al cast stellare di voci: Piero Pretti (Manrico), Anna Pirozzi (Leonora), Marco Caria (Il Conte di Luna), Enkelejda Shkosa (Azucena). A dirigere la FORM, ritorna il Maestro Daniel Oren, sostituito nella scorsa recita da Francesco Ivan Ciampa.

Il direttore artistico dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, Fabio Tiberi, racconta il percorso di quest’anno: «È una stagione, per l’orchestra, di grande soddisfazione perché dal punto di vista artistico siamo in un contesto estremamente qualificato e di grande livello, a partire da Frizza con cui avevamo già lavorato, fino alla sorpresa di Gamba che è sicuramente un giovane dalle idee musicali interessanti. Il ritorno del Maestro Oren, dopo tanti anni, è stato un immenso piacere; ce lo ricordavamo giovanissimo, io stesso suonavo nella sua Tosca del 1983, ma continua a dare un forte contenuto personale allo spartito. Nella scelta di Micheli, questo trittico corrisponde a tre modi diversi di approcciare le partiture. La cosa più complessa è quello di suonare in una buca larga 30 metri, cosa che richiede un grande impegno e attenzione da parte dell’orchestra».

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