Iscriviti alla newsletter

L’Inganno è servito… anche a tavola! L’Inganno è servito… anche a tavola! L’Inganno è servito… anche a tavola!

Banchetti, simposi, convivi dall’antichità aai nostri giorni sono stati raccontati oggi – giovedì 31 luglio alle ore 12 – agli Antichi Forni da uno dei più autorevoli cronisti dell’enogastronomia, Carlo Cambi, nell’Aperitivo Culturale promosso dallo Sferisterio Opera Festival in collaborazione con l’Associazione Sferisterio.

Gli inganni in tavola? Tanti, anzi tantissimi. Dall’antica Grecia ad oggi, la storia della gastronomia è piena di trabocchetti, trucchi e nascondimenti. Un esempio a tutti noto è l’arancino siciliano, una ‘volgarizzazione’ popolare della cucina dei ‘monsù’ (da “Monsieur”), grandi cuochi francesi delle famiglie aristocratiche di Sicilia ed egregi conoscitori dell’arte di fondere sapori e odori. Nella cucina dei Monsù l’inganno era sempre servito in tavola ma inizialmente ben celato all’interno di prelibati pasticci. E dunque – ancora oggi – l’Arancino ben nasconde il suo goloso cuore ripieno, fino al momento di essere addentato.
E’ stato un incontro molto divertente e curioso quello proposto oggi aggli Antichi Forni di Macerata da Carlo Cambi, uno dei più autorevoli cronisti dell’enogastronomia e tra i maggiori esperti di turismo in Italia. Per l’Aperitivo Culturale quotidiano, promosso dallo Sferisterio Opera Festival in collaborazione con lo Sferisterio Opera Festival, il giornalista ha conquistato l’uditorio parlando di inganni in tavola, affrondando dunque il tema del Festival 2009 (L’inganno, appunto) dal punto di vista dell’enogastronomo.
A proposito di inganni in cucina – ha raccontato Cambi – uno dei più golosi porta la firma di Auguste Escoffier, autore di ricette conosciute in tutto il mondo, fra cui la Pesca Melba: nell’ideare questa prelibatezza, Escoffier volle omaggiare la famosissima cantante lirica australiana Nellie Melba con una evidente allusione alla forma dei prosperosi seni del soprano.
Nel suo racconto, Carlo Cambi ha tracciato un viaggio dalla cucina barocca, con i suoi arditi accostamenti e le inedite architetture alimentari, fino alla cousine du regard in cui non tutti gli alimenti hanno il sapore che ci si aspetta. Arrivando poi, alla fine del suo racconto, ad un veloce cenno agli inganni gastronomici contemporanei: “La produzione dell’industria agroalimentare è ingannevole – ha detto – con esempi eloquenti quali la Fiesta che è un travestimento della Sacher. Anche i coloranti sono un inganno, guardate per esempio i gamberoni congelati che ne sono pieni per far sì che rimangano belli rossi e convincere così i consumatori all’acquisto”.