Iscriviti alla newsletter

Dopo 35 anni, Andrea Chénier. L’inconfondibile tocco di Pier Luigi Pizzi

21 Luglio 2005

Un doppio evento. Il ritorno allo Sferisterio, dopo 35 anni, di Andrea Chénier. L’arguzia del regista Pier Luigi Pizzi per la prima volta a confronto con un’opera verista.
Sabato 23 luglio va in scena la prima del capolavoro di Umberto Giordano (1867-1948), che è stato uno dei compositori più rappresentativi del primo Novecento musicale italiano con alcune opere di successo ( Fedora, 1898; Madame Sans-Gene, 1915; La cena delle beffe, composta nel 1924 su libretto di Gioacchino Forzano, tratto dal celebre dramma di Sem Benelli). La sua opera più popolare resta, comunque, Andrea Chénier, composta nel 1896 su libretto originale di Luigi Illica, un dramma storico amato non solo da un vasto pubblico, ma da alcuni grandi tenori che hanno legato ad esso la loro fama, in particolare marchigiani Beniamino Gigli e Franco Corelli, Gianni Lauri Volpi e Mario Del Monaco.
La vicenda è costruita intorno al personaggio storico di Andrea Chénier, il maggiore poeta neoclassico del secondo Settecento francese. Formatosi nei circoli illuministici, egli aveva aderito alla Rivoluzione, militando nel partito moderato sostenitore della monarchia costituzionale. Per aver criticato duramente e condannato gli eccessi commessi durante il periodo del Terrore, egli venne condannato e giustiziato nel 1794, poco prima che fosse abbattuto Robespierre e il suo governo.
Il libretto di Illica, che tratta soprattutto il tema dell’amore fra Andrea Chénier e Maddalena di Coigny, sposa dal punto di vista politico la tesi della Rivoluzione che “divora” i suoi figli migliori, tanto che il rivoluzionario Gerard grida di fronte al tribunale che sta giudicando Chénier “La tua Giustizia ha nome Tirannia/L’amore della patria?!…No, è un orgia/ di sangue e di vendette/…La patria è là/ove si muore con la spada in pugno!/Non qui ove le uccidi i suoi poeti!”. Nell’opera, accanto a personaggi di fantasia, sono citati personaggi storici come Robespierre, Marat, Barras e Demouriez, il pubblico accusatore Antoine Fouquier-Tinville e Dumas, presidente del Tribunale rivoluzionario. Nella partitura si possono inoltre individuare alcune citazioni di celebri canti rivoluzionari come la Marsigliese, il ça ira e la Carmagnola.
Al di là del contesto storico e dei suoi risvolti politici, la vicenda resta tuttavia incentrata sulla storia d’amore dei due protagonisti, uniti da un sentimento che va oltre la morte e che coinvolge anche l’antagonista Gerard preso in un groviglio di amore e odio, gelosia e generosità. La popolarità di questo melodramma è stata infine determinata da alcune celebri romanze come Son sennt’anni, o vecchio, Un dì nell’azzurro spazio, Credo ad una possanza arcana, La mamma morta, Nemico della patria, Sì, fui soldato e Come un bel dì di maggio.
L’opera sarà diretta dal Maestro Pier Giorgio Morandi e sarà interpretata, nei tre ruoli principali, dai tenori Marcello Giordani e Steven Harrison, dal soprano Raffaella Angeletti e dal baritono Marco Di Felice.
La regia, le scene e i costumi sono di Pier Luigi Pizzi, che ritorna allo Sferisterio dopo il successo riportato nelle stagione precedente con Les contes d’Hoffmann e in apertura della presente stagione con le due opere Le bel indifférent e Les Mamelles de Tirésias. Affermato interprete dell’opera barocca e del melodramma romantico, Pizzi affronta per la prima volta quest’opera di area verista, accettando la sfida artistica di produrre uno spettacolo di grande spessore, nonostante le ristrettezze economiche imposte dalla difficile situazione economica.
Il maestro darà a di quest’opera una sua particolare “lettura”, come si può desumere da questa intervista rilasciata poco prima di iniziare l’ultimo turno di prove sul palcoscenico dello Sferisterio. L’orario d’inizio degli spettacoli è alle 21.30. Repliche il 5, 10 e 12 agosto.