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Requiem di Mozart all’Abbadia di Fiastra

03 Agosto 2005

Una notte d’estate nel magico segno di Mozart. Martedì prossimo, 9 agosto, alle 21.15 nella secolare Abbadia di Fiastra l’Orchestra filarmonica marchigiana e il coro lirico “Vincenzo Bellini” eseguiranno il Requiem kv 626 dell’immortale compositore austriaco. Alla direzione del concerto, prodotto da Sferisterio MacerataOpera in collaborazione con Terra dei teatri, è stato chiamato David Crescenzi, in passato assistente di Alessio Vlad e allievo di Gustav Kuhn, attualmente direttore ospite principale del Teatro dell’Opera del Cairo e dell’Opera Romana di Timisoara, nonché maestro del coro presso l’Ente Lirico “Teatro Carlo Felice” di Genova. Si era già cimentato con questa composizione dirigendo l’Orchestra da Camera delle Marche nel 1999, in occasione della riapertura del Duomo di Camerino appena restaurata dai danni inflitti dal terremoto.
Le parti soliste sono state, invece, affidate ad alcuni degli artisti al momento impegnati con le produzioni della 41^ Stagione lirica allo Sferisterio: il tenore Massimiliano Luciani, che ha potuto approfondire il suo repertorio all’accademia lirica internazionale di Katia Ricciarelli con il celebre Soprano e con il Maestro Vittorio Terranova; il soprano Selma Pasternak, la quale svolge attività concertistica come solista nell’ambito lirico e nella musica sacra, seguita dai Maestri Alfredo Mariotti, Bonaldo Giaiotti, e Katia Ricciarelli; il mezzosoprano inglese Ida Maria Turri, che ha studiato canto con Isobel Wybergh poi al Royal Northern College of Music a Manchester con Caroline Crawshaw, in seguito al National Opera Studio e recentemente con Ludmilla Andrew e Katia Ricciarelli: il basso Ugo Guagliardo, diplomato in Canto lirico, con il massimo dei voti, sotto la guida di Elizabeth Smith e del Maestro Lombardini, presso il Conservatorio Statale di Musica “V. Bellini” di Palermo. L’ingresso è gratuito.
Il Requiem è l’ultima grande, geniale composizione di Wolfgang Amedeus Mozart (1756-1791). Secondo una storia collocata fra leggenda e verità la composizione sarebbe stata commissionata al compositore austriaco nel 1791 da uno sconosciuto vestito di grigio, che gli consegna una lettera di commissione per una Messa da Requiem, ordinandogli di non indagare sulla vera identità del committente. Da quel momento la salute del musicista comincia a dare segni di cedimento e Mozart crede che qualcuno lo voglia uccidere e lo stia lentamente avvelenando. Egli confida agli amici di essere ormai sicuro che la sua vita avrà fine con l’ultima nota del suo Requiem, come puntualmente si verificherà, visto che il compositore morirà in quello stesso anno.
Mozart, nonostante la malattia, scrisse di proprio pugno, l’Introitus, il Kyrie, la sequenza del Dies Irae, Tubam mirum, Rex tremendae, Recordare, Confutatis. Grazie alle indicazioni lasciate al suo discepolo Sussmayer e ai successivi ritrovamenti di manoscritti è stato possibile ricostruire Lux aeterna.ll Domine Deus, Hostias et preces tibi, il Sanctus, il Benedictus, l’Agnus Dei e il finale
Siamo di fronte ad una straordinaria composizione nella quale è difficile individuare quale peso abbiano avuto in Mozart la malattia e l’idea della morte, quale tipo di religiosità anima l’intera partitura. Questi dubbi restano ancora validi e difficilmente potranno trovare una risposa per lo allo stato attuale degli studi e delle ricerche, anche se sono stati individuati come temi dominanti dell’intera composizione l’aspirazione alla consolazione e la esaltazione della pietas. Scrive a questo proposito il grande musicologo Massimo Mila: “E’ una parola di aureo equilibrio, di raffaellesca euritmia, nella complessa armoniosità di tutte le facoltà umane che Mozart lascia dietro di sé, nella completezza armoniosa di tutte le facoltà umane, quella che Mozart lascia dietro di sé, anche se l’attenzione rivolta dalla moderna critica all’elemento doloroso e appassionato, che solca largamente l’opera sua, ha giustamente corretto l’antica immagine di un Mozart esclusivamente apollineo. In un certo modo al di fuori dell’umanità o, peggio, tutto frivole eleganze settec