Nuovi sponsor di peso, la riconferma dei sostenitori di sempre tra cui i 100Mecenati per lo Sferisterio, oltre ad un lavoro di promozione internazionale del territorio che copre l’intero anno ed un botteghino sempre più solido, senza dimenticare il nuovo decor verde voluto dal Comune: queste le premesse per la grande apertura il 17 luglio del Macerata Opera Festival con la nuova produzione di Nabucco firmata dal regista belga Fourny, un cast di giovani stelle guidate dall’esperta bacchetta di Carminati, ma soprattutto la costante crescita del proprio ruolo imprescindibile come strumento di coesione sociale, dialogo territoriale, faro attrattivo nel mondo della cultura e motore economico virtuoso a favore di tutto il Centro Italia.

16 Luglio 2026

Dopo il grande successo di Sferisterio Scuola e la collaborazione con le associazioni culturali per ExtraMof, con le Anteprime Under30 della nuova produzione di Nabucco il 14, Barbiere di Siviglia il 15 e Il trovatore il 16 luglio, tutte rafforzate dalla divertente Call Colori per rendere protagonista il pubblico, si entra finalmente nel puro clima festivaliero della 62esima edizione del Macerata Opera Festival, che aprirà ufficialmente nel week end dal 17 al 19 luglio per chiudere il 9 agosto dopo dodici appuntamenti imperdibili con Il Barbiere di Siviglia, Il trovatore, Carmina Burana e grandi happening collettivi, come l’immancabile appuntamento Territorio e Comunità il 31 luglio con i Sindaci del maceratese ed i loro delegati.

Ed è proprio questo clima di coesione con il territorio ed al contempo di costante dialogo internazionale che rende attrattivo, anche economicamente, il Festival tanto che quest’anno si aggiungono gli sponsor Enel, la casa automobilistica cinese Dongfeng e i Laboratori Ernesi 1978 che dopo il sostegno alla Detroit Symphony Orchestra, ha scelto il Macerata Opera festival per proseguire la sua azione a favore della cultura musicale. Fondamentale anche la riconferma dei grandi amici di sempre come FINPROJECT S.P.A. main sponsor per il quarto anno consecutivo e azienda che più ha donato nella storia del Festival, Banco Marchigiano, MAPEI, TECNOCREDITO COMMERCIALE, Sardellini Costruzioni e Simonelli group SPA come accessibility partner. Importante crescita anche per il progetto Art Bonus 100Mecenati, che quest’anno ha già superato la cifra del ’25 con quindici nuovi donors e grazie anche allo speciale sostegno di Camera di Commercio delle Marche, Fondazione Carima e Fratelli Simonetti.

Dunque sul palco restaurato dello Sferisterio, unicum nel mondo per interesse architettonico, storia e dimensioni, e con un nuovo decor verde e fiorito ad accogliere gli ospiti, si aprirà il 17 luglio il Macerata Opera Festival con una nuova produzione di Nabucco di Verdi firmata dal regista belga Paul-Émile Fourny e l’Orchestra Filarmonica Marchigiana guidata dalla sapiente bacchetta di Fabrizio Maria Carminati. Il cast, tra i più giovani di sempre, vede la presenza di una delle cantanti più acclamate degli ultimi anni, il soprano Anastasia Bartoli, potente Abigaille dalla voce ricca di colori, svettante negli acuti, con un’immagine moderna, provocatoria e una personalità irrituale, decisamente fuori dalla routine. Con lei un’altra intrigante voce-rivelazione, il baritono Ariun Ganbataar, che ha recentemente stupito il pubblico del Teatro Regio di Parma per la sua potenza vocale, l’adamantina proiezione del suono, il gusto nel fraseggio e la precisione della dizione, senza dimenticare che si tratta del secondo grande baritono che arriva sui palchi d’occidente da una terra, la Mongolia, che con soli tre milioni di abitanti ha una particolare vocazione all’opera lirica grazie anche alla radicata tradizione popolare del canto gutturale difonico. Poi per la prima volta allo Sferisterio il mezzosoprano Laura Verrecchia, reduce da un’annata assai blasonata tra Fenice di Venezia, Opera di Roma e Maggio Musicale Fiorentino e il fresco tenore Simone Fenotti come Abdallo, voce già confermata da palchi di pregio come il Regio di Parma. Fra gli eccellenti ritorni al MOF si trovano poi il basso Alberto Comes, al suo debutto nell’importantissimo ruolo di Zaccaria, il tenore Alessandro Scotto di Luzio nei panni di Ismaele, il giovanissimo soprano Alessia Camarin come Anna, il cinese Renzo Ran come Sacerdote di Belo.

Il Nabucco, che vede la coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi a maggior conferma della crescente collaborazione territoriale a sostegno della cultura, presenterà dunque una nuova visione della terza opera di Verdi, quella che ne decretò il successo come compositore, grazie alla rilettura di Fourny.  Il regista belga racconta così la sua chiave interpretativa, sottolineando come oggi l’attualità del capolavoro verdiano risulti evidente senza forzature di senso: La forza del Nabucco risiede nella sua decisa dichiarazione del confronto tra individui e tra nazioni. Personalmente, è questo che mi attrae dell’opera che presentiamo in questa nuova produzione. Una terra arida e deserta, l’aria, il vento e il mare. Questi sono gli elementi della creazione del mondo. E poi c’è la scrittura e tutte le lingue, che, per l’ignoranza di non possederle, creano l’impossibilità di comprendersi a vicenda e inducono i popoli a un’incomprensione che li spinge inevitabilmente verso il separatismo e il conflitto. È una storia come quella della Torre di Babele”. Mentre il direttore Carminati sottolinea un aspetto più metafisico: Nabucco affronta in musica la domanda suprema dell’uomo, eternamente spinto da un’indomabile chiamata interiore a trovare conforto in un’entità superiore, sia come individuo singolo sia come gruppo sociale. E questo moto dell’anima verso una risposta metafisica Verdi lo comunica in musica sia nelle cabalette ed arie dei protagonisti sia negli interventi del coro, qui sommamente importante nel suo ruolo collettivo. Perciò Nabucco è un’opera così sfidante, non solo per la complessità vocale che richiede cantanti eccellentissimi e preparatissimi; e non solo per la sua modernità ed innovazione musicale, pur se racchiusa in una struttura formale classica; ma soprattutto perché ci pone di fronte al divino, all’eterna domanda dell’umanità tutta con la forza emotiva della musica, che trascende le barriere linguistiche e ci unisce attraverso i secoli a cospetto del più sublime mistero.”

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