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Le testimonianze dei 100 cittadini

100 cittadini del mondo hanno partecipato attivamente al Flauto magico di Graham Vick. In queste righe hanno racchiuso le loro emozioni e sensazioni dopo mesi di prove e quattro spettacoli.

 

Non ci sono parole per trasmettervi la sensazione, l’emozione, l’adrenalina, sentita, toccata, assorbita, in questi 62 giorni intensi trascorsi.
Maria Cristina Giovagnetti, 58 anni

Ogniqualvolta è stato necessario scavare in noi stessi alla ricerca di qualcosa di intenso (che fosse gioia, dolore, disperazione, rabbia), sapevo bene a quale bacino attingere, nonostante significasse rivivere certi momenti; ebbene, questi hanno iniziato a fondersi con quanto la scena prevedesse, una sintesi nuova e coinvolgente che ora comprendeva e mi restituiva trasformato anche un po’ di me stesso, insieme all’idea proveniente dallo spettacolo, e così anche il ricordo stesso riceveva una nuova luce.
Gian Marco Gasparrini, 29 anni

Ecco che mi ritrovo alle prove con 85 persone mai viste, di tutte le età, con le quali si è creata una grande famiglia…
Eliana Stramucci, 55 anni

Tutti noi abbiamo contribuito alla realizzazione di un progetto visionario, coraggioso e controcorrente. Audace ed affascinante, come solo la provocazione intelligente sa essere. Personalmente, posso dirmi soddisfatta e molto, molto orgogliosa del percorso corale che stiamo portando avanti.
Sara Canullo, 34 anni

Con molto rammarico ho notato che alcune persone scrivendo ai giornali hanno dato una lettura politica a quest’opera o ad alcune scene invece la realtà è che in nessuna prova o riunione a cui ho assistito per preparare questo spettacolo nessuno di noi o della regia abbiamo mai parlato di politica o accennato ad essa.
Fiorenzo Fusari, 58 anni

Noi CENTO dovevamo affinarci per interagire con gli attori, mentre gli artisti dovevano livellare il loro “filtro teatrale” per adattarsi alla nostra schiettezza. Abbiamo sviluppato le nostre potenzialità espressive nella più serena spontaneità. L’allenamento ci ha aiutato ad andare in profondità alla scoperta della nostra essenza, per saper ascoltare il proprio sé e quello degli altri. Abbiamo percorso insieme la stessa strada di crescita, sia personale sia comunitaria, uniti in un unico respiro. Questo ha permesso di rendere lo spettacolo più vero, unico e travolgente. E così è stato. Potenza dell’arte e di chi, come Vick, la sa fare molto bene. Il suo motto? “Good! Bene, bene, bene… ma… si può fare meglio”. D’ora in poi sarà il mio mantra. A Vick non piace vincere facile. È esigente, rigoroso, alla continua ricerca di perfezionare la sua visione farcita con una forte componente trasgressiva, irriverente e provocatoria che può infastidire chi vuole starsene comodo in tutta sicurezza, a guardare unicamente il suo “orticello”. Vick invece chiede una reazione, invita ad agire con responsabilità, sempre in funzione dell’Altro, invitandoci a sperare in un futuro migliore. “Ma la speranza non basta…bisogna fare” ci ha detto una volta. E noi Cento abbiamo fatto e continueremo a fare insieme, perché tra noi si è creata un’energia che difficilmente si esaurirà. Ecco la magia di questo Flauto.
Nikla Cingolani, 59 anni

Due fatti a me resteranno, uno di valore “civile” (parola che tanto piacerebbe a Graham), l’altro più interiore: 1) 100 sconosciuti che raggiungono il risultato prefissato perché uniti nella “condivisione” di un progetto e guidati da professionisti che non si accontentano del “può andare”; 2) Vick che pronuncia la frase “allora, l’idea è questa” perché noi tutti, lì, abbiamo raggiunto il massimo dell’esperienza culturale: “partecipare al processo creativo” di un’artista nel luogo e nel momento stesso in cui si compie.
Manlio Silvetti, 58 anni

È stato detto che è stata stravolta l’idea di Mozart, ma qui mi sembra che sia stato mal interpretato il messaggio riappacificatorio e, purtroppo, utopistico dello spettacolo. Mozart era un fervente illuminista, quindi contro le imposizioni e i dogmi della società del suo tempo. Lo si è semplicemente attualizzato. A prescindere dall’ideologia o dal pensiero comune, perché non prendere questo spettacolo come mezzo per un dialogo costruttivo?!? Tutti dovrebbero provare a far teatro, è estremamente terapeutico ed io ne sono la prova. È una piccola goccia nel mare ma spero che possa coinvolgere il più possibile ragazzi miei coetanei, per rendere sempre viva ed attuale questa magnifica arte.
Marco D’Alessandro, 31 anni

I cento cittadini e il Flauto Magico.
Novanta metri, quasi le dimensioni di un campo di calcio!
Questo lo spazio a noi destinato fin dall’inizio.
Due mesi di prove quasi ininterrotti, ciascuno solo con se stesso.
Le aspettative, le speranze e la consapevolezza di non poter essere in grado.
Poi, ad un tratto, tutte le nostre preoccupazioni sono diventate occupazioni di uno spazio geometricamente finito, ma infinito nell’animo, al quale mai avremmo creduto di poter accedere.
Grazie!
A Graham, Ron, Stuart e a tutti voi che ce lo avete permesso.
Alberto Bigelli, 66 anni

Laboratorio di teatro ma soprattutto laboratorio di vita. Solo una cosa mi piacerebbe che tutti percepissero: il nostro abbraccio finale in palcoscenico non è finzione… è l’abbraccio che va oltre le mura dello Sferisterio. Grazie a chi a creduto in questo “ardito” progetto.
Miriam Moretti, 54 anni

…e tutto ciò che sono riuscita a imparare durante le prove e le recite, ascoltando i cantanti, cercando di cogliere come trasmettono emozioni solo attraverso la voce o l’espressione del viso e tentando di mettere tutto in pratica quando richiesto saranno un importante punto di partenza per il mio futuro.
Beatrice Gattari, 19 anni

Ma questa esperienza è stata del tutto particolare, un nuovo punto di vista, un lavoro collettivo dove però ogni singola emozione ha avuto valore e si è amplificata proprio grazie al gruppo. Grandi professionalità e grandi persone.
Elena Stamera, 49 anni

È stato un viaggio e una riflessione insieme sui sentimenti, le emozioni e le passioni che caratterizzano l’animo umano… per me è stato un percorso il cui messaggio principale è che l’animo umano, tra varie difficoltà e vicissitudini, può rinascere con una nuova consapevolezza, spogliandosi di condizionamenti e pregiudizi per portare convivenza e armonia nel mondo. Graham Vick ha tenuto tantissimo a ogni dettaglio della nostra “messa in scena”, perché attraverso di noi fosse visibile sul palco non la semplice rappresentazione di sentimenti umani, ma l’umanità vera.
Erica Scatizza, 30 anni

È stata un’esperienza emozionante, due mesi a contatto con un cast giovanissimo e sempre disponibile a collaborare per dare il meglio nella riuscita del Flauto Magico
Ernesto Scarponi, 69 anni

Mi sono ritrovata in un mondo splendido, palpitante di emozioni e di sensazioni forti e coinvolgenti. Graham Vick, Ron Howell, tutti gli assistenti e, più in generale, tutti coloro che sono coinvolti nell’allestimento di una produzione di tali dimensioni ci hanno sempre spinti a dare il nostro meglio, ci hanno supportati, anche un po’ sopportati a volte, a dire il vero, ci hanno guidato, consigliato e incoraggiato.
Patrizia Crucianelli, 52 anni

Ogni prova con il carismatico Ron Howell è stata un susseguirsi di nuovi stimoli verso obiettivi a noi sconosciuti ma che regista e coreografo sembravano avere ben chiari. E così è stato, siamo arrivati sul palco insieme agli artisti protagonisti con la consapevolezza che non è importante essere bravi attori ma è importante saper essere se stessi. Grazie a tutti, essere “cittadino del mondo” è stata un’esperienza unica, intima e corale allo stesso tempo.
Annalisa Antinori, 40 anni

È da dentro che dobbiamo ascoltare, non da fuori! Ho vissuto questa esperienza come un cammino della mia coscienza: la paura di una prova, la rabbia per essere messa da parte, ho lottato con Tamino e ho preso il suo coraggio, ho bramato che qualcuno mi salvasse come Pamina, mi sono sentita seducente come La Regina della notte, mi sono alleata e ho dovuto scegliere tra il bene e il male. Non è forse questa la vita? Io, cittadina di un mondo ai margini, posso dire la mia, essere ascoltata, guardata, posso disperarmi e gioire, perché è la Speranza che trasforma ogni cosa. Ringrazio infinitamente tutti coloro che mi hanno dato questa grande opportunità!
Elena Rosciani, 44 anni

Stupore nel conoscere un mondo così particolare e di solito accessibile, per i più, solo dagli spalti. Ma soprattutto affetto, per i miei compagni di avventure! I cittadini… che con le loro diversità di ogni genere, età, colore, hanno veramente dato senso a questa favola magica, perché alla fine “è l’amore che salverà il mondo”
Federica Cucco, 28 anni

Il motivo principale per il quale sono molto felice di questa mia esperienza, è che ho potuto godere del fatto che nel teatro, in questo teatro, ho incontrato l’umanità, cioè persone simili a me, tutte molto diverse, che hanno avuto il piacere insieme a me di condividere l’obiettivo di trasmettere una emozione collaborando tutti come facenti parte di un unico corpo, uniti dal linguaggio universale della musica.
Personalmente ho sperimentato in primo luogo il fatto che persone di diversa estrazione, cultura, razza, provenienza, vestendo tutti i panni di un personaggio, il proprio personaggio e il proprio ruolo nell’opera, si sono messi alla pari, senza pregiudizi e con l’intento primario di conoscersi, questo è semplicemente meraviglioso. Questa cosa è accaduta tra gli attori cittadini, ma anche tra essi e gli attori e cantanti professionisti, come anche tra e con i tecnici, collaboratori e organizzatori del Festival, tutti insieme tra loro. Allora mi rendo conto adesso, che il concetto di Verdesperanza che si è voluto associare al Festival, è più che mai contestualizzato nello stesso.
Emanuele Mercuri, 49 anni

Quando immagini negli occhi del pubblico la curiosità ammirata che si riserva alle persone di spettacolo, riprendi veramente in mano il grande gioco della tua vita!
Paula Castelli, 62 anni

È un’esperienza che ognuno di noi deve fare nella vita. È un’esperienza che ti cresce dentro e ti fa scavare dentro di te, trovi una versione di te nuova, diversa.
Gloria Granatelli, 31 anni

La mia partecipazione nei 100 cittadini maceratesi come coprotagonisti di questa grande opera di Mozart (anche se vengo da Riccione, mi sono sentita maceratese) mi ha lasciato un segno indelebile; un’esperienza unica che non dimenticherò mai, che assaporo in ogni sua sfaccettatura: dalle prove in scena con i cantanti, alle prove dei costumi, al debutto, alle repliche degli spettacoli, all’emozione di vedere me dall’altra parte del palco, all’interazione con noi tutti 100 cittadini che, ormai, ci conosciamo tutti e che ci sentiamo come una grande famiglia. Che dire? Grazie ancora Graham Vick.
Ada Cohen, 59 anni

 

Gruppo Caritas, punto ascolto e prima accoglienza:

 

A me è piaciuto tantissimo conoscere una nuova cultura musicale e conoscere le altre persone. Ringraziamo gli organizzatori per aver pensato di chiamare persone di diverso colore: questo fa parte dell’integrazione della società.
Badiou Tchrobodi, 24 anni

Ringrazio l’organizzatore perché mi è piaciuto quello che abbiamo fatto, ho conosciuto tante persone italiane; è stata una bella esperienza. Mi è piaciuto in particolare il personaggio di Papageno.
Suleyman Toure, 18 anni

Mi è piaciuto soprattutto il mio personaggio perché io e Alessia siamo stati molto bravi. Mi è piaciuto tutto quello che abbiamo fatto sul palco e ringrazio tutte le persone dell’opera perché loro sono state molto gentili, soprattutto Irene e Marta, le organizzatrici loro mi hanno aiutato a migliorare la lingua italiana e a conoscere la cultura italiana, che è molto importante. Noi vogliamo dire che abbiamo accettato di fare questo spettacolo per far vedere che siamo tutti uguali senza differenza né distinzione.
Ousseynou Ndyaie, 18 anni

Mi è piaciuto tutto tantissimo, soprattutto le scene di coppia, ma anche la musica.
Saidur Rahaman, 18 anni

Un saluto a tutti quelli che hanno lavorato all’opera e in particolare agli organizzatori.
Ibrahim Diallo, 18 anni

Mi è piaciuto tutto quello che abbiamo fatto, perché mi ha aiutato a conoscere tante persone e a diventare un attore famoso. Sono molto contento perché la mia prima volta sul palco è andata bene. Tutti noi ringraziamo il Sindaco del comune di Macerata e loro che stanno al Centro di Ascolto.
Abubakar Kargbo, 28 anni

 

Anche noi del Centro di Ascolto siamo stati estremamente soddisfatti degli esiti positivi dell’esperienza svolta dai ragazzi. Abbiamo accettato la proposta degli organizzatori de “Il flauto magico” poiché abbiamo riconosciuto fin da subito le opportunità che tale partecipazione avrebbe creato: favorire la creazione di relazioni di amicizia, l’apprendimento della cultura e della lingua, nonché la possibilità di mettersi in gioco in un’attività in cui i ragazzi non si sono mai cimentati. Per questo motivo abbiamo spinto i ragazzi a prendere parte all’opera, perché fossero un esempio di integrazione e di cittadinanza attiva.