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Un volo d’angeli per Tosca. Il dissidio tra sacro e profano secondo Antonio Latella.

22 Luglio 2005

Trasparenza è la parola chiave. Come il pavimento di vetri rotti, simbolo di fragilità e dolore, sul quale si muove la protagonista. Debutta domenica 31 luglio la “Tosca”, terzo titolo in cartellone per la 41ª Stagione Lirica.
Antonio Latella, personalità di primo piano del teatro di prosa italiano, traduce sulla scena la dialettica tra sacro e profano dell’opera attorniando l’eroina di dodici angeli-danzatori. Ognuno di loro commenta l’azione drammatica, secondo la propria personalità, diversamente da come accade in un coro greco, nel quale le risposte sono date tutte ad una sola voce.
Nell’affrontare la regia di quest’opera, è rimasto affascinato dallo sguardo di Tosca, tanto da scrivere “Uno sguardo dell’anima, che nella trasparenza delle sue note riflette l’indicibile, ciò che non può essere detto, incluso il rinnegare Dio per amore”. Tosca, con lo sguardo intenso dei suoi occhi neri, s’interroga sulla poesia, l’arte, la musica, l’amore e crede di conoscere la “verità”. Ma, alla fine, scopre che a vincere è la menzogna. “Per noi spettatori increduli – sottolinea Latella – resta la domanda: “Verità o finzione?” e cerchiamo di essere ancora innamorati della vita che ci ha dato la musica per sentirci così vicini agli Dei. E quel salto nell’infinito, che compie Tosca, è la Donna che partorisce amore…è conoscenza. E’ volo degli Angeli”.
“Tosca” occupa un posto del tutto particolare nell’ambito del teatro pucciniano, al quale alcuni amano apporre l’etichetta di rappresentazione del mondo piccolo borghese. Al di là delle etichettature, con questa opera ci troviamo di fronte ad una partitura perfetta, che nasce in assoluta simbiosi con il libretto scritto da Luigi Illica e Giuseppe Giocosa, che è, per certi versi, superiore all’originale di Sardou. Puccini supera i luoghi comuni della passionalità e del sentimentalismo per costruire l’opera-chiave di tutto il suo mondo artistico-stilistico. Il melodramma si fonda sull’antagonismo etico fra la coppia dei due amanti e la “sublime” malvagità di Scarpia, che assurge a una dimensione del male unica in tutto il repertorio pucciniano, tanto da sfiorare la dimensione dell’epica. Momento cruciale di questa visione è il Te Deum, che si trasforma in una specie di “messa nera” dove la libido possente di Scarpia si proietta sullo scenario di Sant’ Andrea della Valle. La carnalità si mescola con il sacro in una dimensione del proibito inusitata in Puccini.
Altro elemento fondamentale è la morte dei due protagonisti che si coniuga in Cavaradossi con la “disperazione” (dopo il breve inserto eroico del “Vittoria! Vittoria!” nel secondo atto), mentre Tosca vive la propria morte in una dimensione eroica, coerente fino al termine con la statura del suo personaggio.
Antonio Latella ha incrociato per la prima volta l’opera lirica nel 2004 avendo curato le regie dell’Orfeo di Monteverdi e dell’Orfeo e Euridice di Gluck. Egli rappresenta quella ventata di novità che arriva da una generazione di interpreti teatrali che rispondono al nome di Juri Ferrini, Arturo Cirillo, Serena Senigallia, Emma Dante. Dopo aver frequentato la scuola del Teatro Stabile di Torino e la Bottega teatrale di Vittorio Gassman e aver lavorato per un paio d’anni come attore, ha esordito nella regia con Favola nera,tratto da Jean Genet ed Agata di Marguerite Dusas. Ha, quindi, iniziato la lunga serie di riletture delle opere di Shakespeare con un approccio originale e innovativo alle forme più classiche del teatro moderno. Nel 2004 è ritornato al teatro classico con Eduardo II di Marlowe. Successivamente, ha completato la trilogia pasoliniana con l’opera postuma Bestia di stile. Vincitore del premio Ubu 2001 per il progetto Shakespeare, dei Premi Coppola e Girulà , del Premio Vittorio Gassman nel 2004 come migliore artista dell’anno, Latella considera la regia di uno spettacolo come l’incontro di “un autore e gli attori”, a cui si aggiunge “una persona che guarda, che cerca le condizioni, che sviluppa il lavoro: il regista. La regia è un incontro e uno scambio”.