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Si accende lo sguardo di Tosca

30 Luglio 2005

Un occhio di calici di vetro che ricostruisce la forma del palcoscenico. Gli angeli discesi dalla volta della chiesa. Il tema della giustizia divina. Debutta domenica prossima 31 luglio alle 21.30 l’attesissima “Tosca” di Antonio Latella.
Per quest’opera, terzo titolo in cartellone della 41ª Stagione Lirica, il regista ha abbandonato “le letture più consuete – spiega – per lavorare sulle simbologie di cui è pieno il libretto”. Personalità di primo piano del teatro di prosa italiano, egli traduce sulla scena la dialettica tra sacro e profano dell’opera attorniando l’eroina di dodici angeli-danzatori. Ognuno di loro commenta l’azione drammatica, secondo la propria personalità, diversamente da come accade in un coro greco, nel quale le risposte sono date tutte ad una sola voce. Ma i loro compiti sono anche altri. “L’opera è come un film pieno di flashback – conferma Latella -, nel quale la musica evoca in continuazione i personaggi. L’ingresso di Angelotti, per esempio, è accompagnato da un tema che esprime caos, disperazione, speranza, un tema che risuona anche quando lui non c’è. Una presenza degli altri personaggi, che ognuno dei cantanti deve sentire dentro di sé, nello stesso modo in cui sono presenti nello spartito come percorsi musicali. E’ il lavoro che ho affidato a questa sorta di coro”.
Nell’affrontare la regia di quest’opera, Latella è rimasto affascinato dallo sguardo di Tosca, tanto da scrivere “Uno sguardo dell’anima, che nella trasparenza delle sue note riflette l’indicibile, ciò che non può essere detto, incluso il rinnegare Dio per amore”. Tosca, con lo sguardo intenso dei suoi occhi neri, s’interroga sulla poesia, l’arte, la musica, l’amore e crede di conoscere la “verità”. Ma, alla fine, scopre che a vincere è la menzogna. “Per noi spettatori increduli – sottolinea Latella – resta la domanda: “Verità o finzione?” e cerchiamo di essere ancora innamorati della vita che ci ha dato la musica per sentirci così vicini agli Dei. E quel salto nell’infinito, che compie Tosca, è la Donna che partorisce amore…è conoscenza. E’ volo degli Angeli”.
“Tosca” occupa un posto del tutto particolare nell’ambito del teatro pucciniano, al quale alcuni amano apporre l’etichetta di rappresentazione del mondo piccolo borghese. Al di là delle etichettature, con questa opera ci troviamo di fronte ad una partitura perfetta, che nasce in assoluta simbiosi con il libretto scritto da Luigi Illica e Giuseppe Giocosa, che è, per certi versi, superiore all’originale di Sardou. Puccini supera i luoghi comuni della passionalità e del sentimentalismo per costruire l’opera-chiave di tutto il suo mondo artistico-stilistico. Il melodramma si fonda sull’antagonismo etico fra la coppia dei due amanti e la “sublime” malvagità di Scarpia, che assurge a una dimensione del male unica in tutto il repertorio pucciniano, tanto da sfiorare la dimensione dell’epica. Momento cruciale di questa visione è il Te Deum, che si trasforma in una specie di “messa nera” dove la libido possente di Scarpia si proietta sullo scenario di Sant’ Andrea della Valle. La carnalità si mescola con il sacro in una dimensione del proibito inusitata in Puccini. Altro elemento fondamentale è la morte dei due protagonisti che si coniuga in Cavaradossi con la “disperazione” (dopo il breve inserto eroico del “Vittoria! Vittoria!” nel secondo atto), mentre Tosca vive la propria morte in una dimensione eroica, coerente fino al termine con la statura del suo personaggio.
In questo nuovo allestimento, a dare corpo e vita ai personaggi sono: nel ruolo di Floria Tosca, Francesca Rinaldi, che già si è esibita a macerata nel “Satyricon” e in “Francesca da Rimini; Mario Cavaradossi è interpretato da Alberto Jelmoni, che ha già rivestito gli stessi panni sui palcoscenici russi e olandesi; Alessandro Palliaga è, invece, il barone Scarpia; quindi, Francesco Palmieri in Cesare Angelotti, Domenico Colaianni è il sagrestano, Francesco Zingariello; Ugo Gagliardo è Sciarrone, Arturo Cauli un carceriere e Elisa Scarponi un pastorello. Repliche il 4, 7, 11 e 14 agosto. Dirige l’Orchestra f