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Il Requiem di Mozart incanta centinaia di persone

10 Agosto 2005

Autentico entusiasmo ha sollevato il Requiem di Mozart eseguito martedì sera all’Abbadia di Fiastra. Centinaia di persone sono accorse ad assistere al concerto organizzato da Sferisterio Macerata Opera in collaborazione con Terra dei teatri. Per non lasciare in piedi i ritardatari, è stato allestito anche un maxi schermo nel piazzale antistante la chiesa.
Ottima la prestazione dell’Orchestra filarmonica marchigiana, che sotto la direzione rigorosa ed entusiasta di David Crescenzi, dopo appena una settimana di prove al Teatro Lauro Rossi ha fatto rivivere tutta l’energia e la suggestione della celebre incompiuta del compositore austriaco. Non è stato da meno il Coro lirico marchigiano “Vincenzo Bellini”, punteggiato con maestria dal quartetto di solisti: il soprano Selma Pasternak, il mezzo-soprano Ida Maria Turri, il tenore Massimiliano Luciani e il basso Ugo Gagliardo.
«Poiché la morte è l’ultimo, vero fine della nostra vita, da qualche anno sono entrato in tanta familiarità con quest’amica sincera e carissima dell’uomo, che la sua immagine non solo non ha per me più nulla di terrificante, ma mi appare addirittura molto tranquillizzante e consolante! E ringrazio il mio Dio di avermi concesso la fortuna di avere l’opportunità di riconoscere in essa la chiave della nostra felicità. Non vado mai a letto senza pensare che l’indomani forse non ci sarò più. Eppure nessuno fra tutti coloro che mi conoscono potrà dire che in compagnia io sia triste o di cattivo umore. E di questa fortuna ringrazio ogni giorno il mio Creatore e l’auguro di tutto cuore ad ognuno dei miei simili».
È in questo passo, tratto dall’ultima lettera scritta da Mozart al padre morente il 4 aprile 1787, quattro anni prima della propria morte, che si racchiude il senso e la grandezza della parabola creativa del sommo compositore austriaco nell’ambito della musica sacra, culminante nell’incompiuto Requiem in re min. K. 626: in questo elevarsi al di sopra della vita terrena, accettandone serenamente la fine come una «chiave» che apre il passaggio alla felicità eterna e, nel contempo, continuando ad amarla, a viverla appieno con buonumore, per condividerla con gli altri come un dono prezioso ricevuto dalla Grazia.
Mozart era cristiano cattolico. Questo con buona pace di coloro che, sin dall’epoca romantica, hanno voluto vedere quasi esclusivamente nella sua figura il prototipo del genio “maledetto” che, infiammato dagli ideali di libertà e di autoaffermazione dell’illuminismo laico, tenta di ribellarsi alle credenze e alle convenzioni comuni della sua epoca cadendo alla fine vittima dell’incomprensione umana, se non, addirittura, della punizione divina per aver troppo osato – punizione tradottasi nell’incompiutezza, per morte sopraggiunta, della sua ultima opera, una messa funebre “in memoria di se stesso”.
Mozart era cristiano cattolico. Lo dimostrano abbondantemente l’epistolario, i documenti biografici e soprattutto le opere, massimamente quelle sacre. Ma il suo era un cattolicesimo vissuto nell’interiorità, con intelligenza e spirito critico pur nel rispetto della tradizione, e di respiro tanto largo da abbracciare, con un traboccante senso di pietà umana, l’esperienza della vita nella sua totalità, dall’entusiasmo per i piaceri terreni all’insoddisfazione del mondo, con il suo carico di noia, dolore, tenebre. Un cattolicesimo di matrice universalistica che non gli impedì di accogliere, verso la fine della vita, gli ideali della massoneria, condividendone soprattutto i fondamenti morali della virtù individuale e della fratellanza, come mostra chiaramente, nel passo citato, l’augurio che Mozart esprime verso i propri simili perché anch’essi possano godere della grazia che Dio gli ha concesso.