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Conferenza stampa di Roma: la parola ai protagonisti

25 Giugno 2005

“E’ veramente un bel cartellone. Non avrei saputo fare di meglio. Popolare, ma non banale, che non è la stessa cosa”. Gli apprezzamenti sinceri fanno sempre piacere. Se, poi, provengono da uno dei più grandi compositori italiani, come Marco Tutino, sono da considerarsi vangelo. Il Maestro ha aperto così il suo intervento alla conferenza stampa organizzata venerdì scorso a Roma, precisamente nella sede della Regione Marche, per la presentazione della Stagione lirica 2005 allo Sferisterio.
Né il caldo né l’impianto d’aria condizionata in tilt per l’improvviso black-out della via hanno scoraggiato i trenta e più giornalisti della stampa nazionale e di settore presenti. Nessuno si è perso una parola, soprattutto, perché le parole cariche di suggestione provenivano dagli stessi protagonisti delle opere in cartellone. Oltre alle autorità politico-istituzionali, a cominciare dal Sindaco di Macerata, Giorgio Meschini, il dirigente del servizio cultura della Regione Marche, Raimondo Orsetti, e il direttore commerciale per l’area di Roma della Banca delle Marche, Angelo Capozzi, erano presenti alcuni dei principali fautori delle messe in scena, che hanno potuto fornire gustose anticipazioni dei prossimi spettacoli.
Ad “aprire le danze” è stato, naturalmente, il direttore artistico Katia Ricciarelli, che ha spiegato brevemente le scelte effettuate per la quarantunesima edizione. “L’anno scorso abbiamo sofferto un calo di spettatori – ha osservato -, che ha interessato non solo noi, ma tutti gli enti operanti nel settore lirico nell’ambito di una crisi generale. Sono stata contenta, però, di notare che avevamo a che fare con un pubblico di qualità. Quest’anno, stiamo già avendo riscontri molto incoraggianti anche in termini di quantità”.
Le attrattive non mancano. Ci sarà solo l’imbarazzo della scelta, ma si può sempre optare per un buon abbonamento. L’inaugurazione spetta a Le bel indifférent, in scena al Lauro Rossi. “E’ la prima volta che mi confronto con un’opera non in lingua italiana – ha rivelato il suo autore, Marco Tutino, che ha ripreso un testo scritto da Jean Cocteau per Edith Piaff nel 1940 -. La musica assume atmosfere contrastanti, via via che l’azione costringe la protagonista a cambiare il registro dei suoi stati d’animo”. Il monologo lirico farà coppia con Les Mamelles di Tirésias. “E’ un’opera geniale, piena di humor, molto surrealista, visto che è basata su un libretto di Apollinaire”, la descrive il regista di entrambi gli spettacoli, Pier Luigi Pizzi, da poco proclamato vincitore del premio “Una vita per la musica Arthur Rubinstein”. Sua sarà anche la regia di Andrea Chénier. “Mi ha conquistato per la bellezza delle musiche e il fascino dei personaggi. Nessuno si aspetti, quindi, la solita paccottiglia rivoluzionaria – ha sottolineato Pizzi -. Non ci saranno né ghigliottine né sans-culotte. Ho scelto i cantanti più credibili per i ruoli che andranno ad interpretare. Lo spettacolo sarà basato essenzialmente su di loro, in una scena che andrà denudandosi man a mano”.
Per il Don Carlo, invece, la descrizione della messa in scena è stata affidata al suo regista, Lorenzo Fonda. “E’ uno spazio quello dell’arena dello Sferisterio. Quell’enorme muro sarà il limite insormontabile contro il quale andranno alla fine ad infrangersi i sogni di Don Carlo, Filippo, Rodrigo e tutti gli altri personaggi. Ho scelto di esaltare le psicologiche, liberandole da qualsiasi datazione storica”.
Infine, Deda Cristina Colonna, coreografa e collaboratrice del regista Antonio Latella, ha illustrato il progetto per Tosca. “Trasparenza è la parola chiave, come il pavimento di vetri rotti sul quale si muoverà la protagonista, simbolo di fragilità e dolore. Abbiamo voluto accentuare la dialettica tra sacro e profano, attorniando l’eroina di dodici angeli-danzatori. Ognuno di loro commenterà le vicende di Tosca e Mario Cavaradossi a suo modo, secondo la propria personalità, diversamente da come accade in un coro greco, nel quale le risposte sono date tutte ad una sola voce”.