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Rigoletto

Opere per Vivaticket_def-03

Il Duca di Mantova è un uomo potente e un incallito seduttore: Rigoletto dapprima lo fiancheggia, incurante del dolore che il loro agire può procurare, ma poi viene colpito dalla maledizione di Monterone, padre umiliato dell’ennesima preda del Duca. Il monito di quell’uomo ricorda a Rigoletto che, per quanto cerchi di nasconderli, anche lui ha preziosi affetti. Tuttavia i “cortigiani” lo coinvolgono a sua insaputa nel rapimento di Gilda, l’ingenua figlia che lui tiene gelosamente nascosta e che, segretamente, ama il Duca che la corteggia sotto mentite spoglie. A nulla valgono i propositi vendetta di Rigoletto: proprio mentre crede di aver trionfato, il suo piano fallisce ed è proprio la musica a svelargli che tra le mani non ha il cadavere del nemico bensì quello di Gilda.

Sentieri di Arte e Musica

Anche quest’anno sarà istituito “Sentieri di Arte e Musica”, il tour dedicato all’opera lirica, all’arte e alle bellezze naturali delle Marche pensato per un pubblico non vedente e ipovedente.

La data dedicata a Rigoletto sarà il 2 agosto 2019.

Le date

  • Domenica 21 luglio ore 21:00
  • Sabato 27 luglio ore 21:00
  • Venerdì 2 agosto ore 21:00
  • Venerdì 9 agosto ore 21:00

Anteprima giovani: giovedì 18 luglio ore 21
Biglietti in vendita presso la Biglietteria dei Teatri in Piazza Mazzini, 10

Attenzione: gli unici canali autorizzati per la vendita di questi biglietti sono il circuito Vivaticket e i punti vendita ufficiali. Diffidare da qualunque altro sito.

  • Direttore
    Giampaolo Bisanti
  • Regista
    Federico Grazzini
  • Scene
    ANDREA BELLI
  • Costumi
    VALERIA DONATA BETTELLA BETTELLA
  • Luci
    ALESSANDRO VERAZZI
  • Il duca di Mantova
    ENEA SCALA
  • Rigoletto
    AMARTUVSHIN ENKHBAT
  • Gilda
    CLAUDIA PAVONE
  • Sparafucile
    SIMON ORFILA
  • Maddalena
    MARTINA BELLI
  • Giovanna
    Alessandra Della Croce
  • Il Conte di Monterone
    Seung-Gi Jung
  • Marullo
    Matteo Ferrara
  • Matteo Borsa
    Vasyl Solodkyy
  • Il Conte di Ceprano
    Cesare Kwon
  • La Contessa di Ceprano
    Anastasia Pirogova
  • Un Paggio della Duchessa
    Raffaella Palumbo

Orchestra Regionale delle Marche e Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Martino Faggiani maestro del coro

Allestimento dell’Associazione Arena Sferisterio

Sferisterio 2019: Rigoletto secondo Federico Grazzini

 

Torna sul palcoscenico dello Sferisterio una delle più amate opere di Giuseppe Verdi, Rigoletto, in un allestimento maceratese del 2015 firmato da Federico Grazzini.

Il regista toscano vede il fulcro dell’opera di Verdi nel conflitto del protagonista tra la sfera del privato (nella quale cerca di mantenersi moralmente puro) e quella del suo lavoro (che lo sottopone costantemente a compromessi e brutalità): una storia sul concetto di responsabilità e sui rischi che comporta non assumersele.

Un’opera che ha molti legami con l’attualità e che sul lungo palcoscenico dello Sferisterio si svolge negli oscuri anfratti di un Luna Park abbandonato, sotto il ghigno irriverente di una grande maschera di cartapesta che riproduce un clown.

Gente di malaffare, prostitute e scagnozzi in cerca di avventura popolano la scena riproducendo l’ambiente privo di scrupoli ma avvezzo alla lussuria della corte cinquecentesca del Duca di Mantova.

Rigoletto: libretto e storia dell’opera

 

Rigoletto compone idealmente con Il trovatore e La traviata quella che viene identificata come la “trilogia” popolare di Giuseppe Verdi. Scritta per il Teatro la Fenice, dove va in scena per la prima volta l’11 marzo 1851, l’opera su libretto di Francesco Maria Piave si basa sul dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (“Il re si diverte”) e, come proprio il testo del francese, dovette subire i blocchi della censura.

Un dramma interiore e sociale, la purezza, la sfrontatezza, l’irriverenza, l’insolenza, il possesso, la vendetta, la maledizione: sono soltanto alcuni degli atteggiamenti, delle situazioni che la musica di Verdi rende vivi ed immortali in quest’opera che, insieme alle due “sorelle” della trilogia, delinea un ritratto sempre attuale dell’umanità.

«Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa anche morale – scriveva il compositore a Piave –. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla sua figlia, deriso da un buffone di corte che il padre maledice, e questa maledizione coglie in una maniera spaventosa il buffone, mi sembra morale e grande, al sommo grande.»

Rigoletto: trama e guida all’ascolto

 

Rigoletto – Primo Atto

Rigoletto si apre con un Preludio che presenta in orchestra il tema della maledizione. Enunciato dapprima dai timbri funerei dei tromboni, il tema si carica di tensione sulle corde degli archi, concentrando tutta l’energia sonora su tre accordi in fortissimo: Verdi ci introduce subito nel clima di disperazione in cui è condannato a precipitare Rigoletto.

Il Duca di Mantova

Con repentino scarto di registro scenico, veniamo proiettati in una dimensione di festa organizzata dal libertino Duca di Mantova (“Questa o quella per me pari sono). In questa prima scena, Verdi crea genialmente tre piani sonori costituiti da una banda di fiati dietro le scene, dall’orchestra e da un ensemble di archi posti sul palco.

Il clima festoso è però destinato a mutarsi in tragedia con l’irruzione di Monterone, che sugli stessi procedimenti armonici del Preludio (tema della maledizione mosso da ritmi agitati) maledice il Duca per aver sedotto sua figlia, e, per ben tre volte, Rigoletto che torna profondamente turbato verso casa (“Quel vecchio maledivami).

Sparafucile

Nella strada deserta, Rigoletto incontra Sparafucile, un sicario che gli espone la tariffa e la modalità dei suoi servigi. Segue il celebre monologo di Rigoletto “Pari siamo”, un’invettiva carica di rancore costruita su un incisivo declamato, quindi il duetto Gilda-Rigoletto, costituito da un Allegro – momento della congiunzione familiare – e da un Adagio in cui la fanciulla si esprime con un canto che manifesta la sua condizione di innocente verginità.

Rigoletto teme che la figlia possa essere rapita; e chiede appassionatamente alla custode di Gilda, Giovanna, di proteggerla (“Veglia, o donna, questo fiore”, intrisa di tenerezza e sincerità paterna). Il Duca, frattanto, si introduce furtivamente nel cortile di casa.

La figlia di Rigoletto

Gilda, contrita, confessa a Giovanna di aver nascosto al padre la conoscenza di un giovane uomo. Conclude la scena il duetto tra il Duca (che si nasconde sotto l’identità dello studente povero Gualtier Maldé) e Gilda: una dichiarazione d’amore giocata sul terreno musicale ancor prima che su quello verbale, attraverso continue modulazioni. In preda all’estasi amorosa, Gilda si abbandona al sensuale incanto nell’aria “Caro nome”.

L’eco soave di questo canto d’amore catalizza l’attenzione dei cortigiani, pronti a compiere il ratto della presunta amante di Rigoletto, che viene bendato e convinto con l’inganno a partecipare al rapimento di colei che ritiene la moglie di Ceprano.

Tutta la scena è incentrata su un recitativo piano e burlesco, come nel coro sommesso dei cortigiani (“Zitti, zitti moviamo a vendetta”), culminante su un accordo dissonante in fortissimo: la maledizione di Monterone ha colpito inesorabilmente Rigoletto, accortosi frattanto del misfatto (“Ah!… la maledizione!”).

 

Rigoletto – Secondo Atto

Nel Secondo Atto, dopo un’introduzione strumentale (Allegro agitato assai), entra in scena il Duca presentato alla stregua di un innamorato a cui è stata tolta l’amata (“Ella mi fu rapita”). Su un tema di canzonetta, entra con malcelata spensieratezza Rigoletto che però capisce in breve che la figlia è stata rapita dalla corte (“Cortigiani, vil razza dannata”).

Giunge Gilda piangente che racconta al padre l’inganno in cui è caduta (“Tutte le feste al tempio”) che porta a un duetto consolatorio (“Piangi, piangi, fanciulla”).

Risoluti ad abbandonare il palazzo, i due s’imbattono in Monterone, che sta per essere condotto nelle carceri; un crescendo strumentale dà avvio alla celebre cabalettaSì, vendetta, tremenda vendetta” (ripresa una quarta sopra da Gilda), nella quale Rigoletto giura di vendicarlo, concludendo il Secondo Atto all’apice della tensione drammatica.

 

Rigoletto – Terzo Atto

L’ultimo atto si svolge in un’atmosfera lugubre e rupestre: Rigoletto vuol far comprendere a Gilda la vera natura del Duca e la porta verso la locanda di Sparafucile. Un guizzo degli archi sottolinea l’ingresso del Duca che intona il celeberrimo motivo di “La donna è mobile”, pagina che oltre a decantare la volubilità femminile, sembra assurgere ad autocelebrazione della dissolutezza del Duca, adempiendo così ad una precisa funzione drammaturgica.

 

“La donna è mobile”, “Bella figlia dell’amore” e il celebre Quartetto del Rigoletto

Mentre Sparafucile esce per incontrare Rigoletto, il Duca rimane solo con la sorella di lui, Maddalena (“Bella figlia dell’amore”). Dalle schermaglie amorose che ne conseguono prende così avvio un Quartetto: sul dialogo leggero tra Maddalena e il Duca, sullo sdegno di Gilda e sulle parole disincantate che Rigoletto rivolge alla figlia, Verdi ordisce una complessa trama polifonica, conferendo però alle singole voci un loro specifico carattere melodico.

Sulle sonorità cupe degli accordi vuoti delle viole (“tema della tempesta”), Sparafucile e Rigoletto formalizzano la dinamica del delitto. Tremoli degli archi (tuono) e vocalizzi a voce chiusa (vento) annunciano l’arrivo della tempesta, come se anche la natura partecipasse all’approssimarsi della tragedia finale.

Gilda spia il dialogo tra Sparafucile e Maddalena e apprende del progetto omicida: Maddalena non vuol far morire il Duca, Sparafucile tiene alla parola data. È deciso, il sicario ucciderà la prima persona che arriverà alla locanda e la consegnerà in un sacco a Rigoletto.

Inizia così un eccezionale terzetto: sull’acuirsi degli eventi atmosferici cui corrisponde un climax sonoro: Gilda bussa alla porta, decisa a sacrificarsi per far salva la vita dell’uomo che ama; viene quindi colpita mortalmente.

La furia della tempesta si placa, e con essa anche la musica, che dopo un diminuendo rimane come sospesa. Un’aura funesta sembra avvolgere la scena. Scocca la mezzanotte; Rigoletto, come stabilito, si fa consegnare da Sparafucile il sacco contenente il corpo della vittima.

Trovandosi solo al cospetto del suo nemico defunto, dispiega tutta la voce per magnificare il momento del suo riscatto morale. Mentre si accinge a gettare il sacco nel fiume, una voce familiare lo paralizza: è il Duca, che canticchia ancora una volta “La donna è mobile”.

Sul ritmo concitato dell’orchestra, Rigoletto taglia il sacco e, con il bagliore dei fulmini, riconosce il corpo esanime di Gilda, mentre esplode un accordo in fortissimo. Prende corpo così uno straziante duetto finale tra padre e figlia (“V’ho ingannato… lassù in cielo”); silenzio infine dell’orchestra da cui erompe la straziante esclamazione di RigolettoAh, la maledizione!” (sulla ripresa del relativo tema), che suggella tragicamente l’opera.