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Martedì 4 agosto alle ore 12 agli Antichi Forni, per gli Aperitivi Culturali dello Sferisterio Opera Festival Martedì 4 agosto alle ore 12 agli Antichi Forni, per gli Aperitivi Culturali dello Sferisterio Opera Festival Martedì 4 agosto alle ore 12 agli Antichi Forni, per gli Aperitivi Culturali dello Sferisterio Opera Festival

04 Agosto 2009

In collaborazione con l’Associazione Sferisterio Cultura, il regista Massimo Gasparon ha raccontato il capolavoro verdiano dal punto di vista della protagonista, nell’incontro ad ingresso gratuito “Dalla parte di Madamigella Valery.

Traviata? Anche il capolavoro di Verdi è un’opera fatta di equivoci, incomprensioni, appuntamenti mancati. Ma è anche un’opera che entra nell’interiorità dei personaggi e degli spettatori, che fornisce occasioni di ricerca su noi stessi e sui grandi temi: la ricerca dell’accettazione sociale, l’impossibilità dell’amore, la morte come fine delle illusioni”. Parole del regista Massimo Gasparon, oggi agli Antichi Forni di Macerata in occasione degli Aperitivi Culturali promossi dallo Sferisterio Opera Festival in collaborazione con l’Associazione Sferisterio Cultura. Di fronte ad un numeroso pubblico, Gasparon ha illustrato le caratteristiche del nuovo allestimento di Traviata per la stagione lirica maceratese, opera perfettamente in linea con il tema dell’edizione 2009 del Festival (L’inganno) e di cui ha firmato regia, scene e costumi. All’uditiorio, ha raccontato l’emozione del suo personale debutto nella regia del titolo verdiano – uno dei più noti ed eseguiti in tutto il mondo – ed insieme l’emozione di lavorare con una grande artista quale Mariella Devia, protagonista nel ruolo di Violetta.
Dopo aver portato al pubblico i saluti della Signora Devia, Massimo Gasparon ha parlato di un allestimento “collocato in un’epoca ben precisa, il decennio 1880-90. Indubbiamente la società dove si muove Violetta è volgare ma ambientare la vicenda ai tempi di Proust, nel disincanto e nel realismo dello scorso fin de siècle, permette di evitare falsi moralismi o cadute nel grottesco”.
Una visione filtrata attraverso il doloroso cinismo di Pirandello.
“L’accenno a Pirandello – ha proseguito Gasparon – è nella teatralità: Violetta, in fondo, recita per il suo pubblico e può considerarsi come una virtuosa nella rappresentazione della sua vita. Una donna densa di amarezza e di cupa dissolvenza. Per le scene ho pensato ad uno specchio che ritorna, in cui Violetta riflette continuamente su se stessa in dialogo continuo con la sua anima”.