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Turandot: progetto creativo Ricci/Forte

Turandot, opera in tre atti e cinque quadri, con musiche di Giacomo Puccini e libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni.
 
L’estremo capolavoro di Puccini affidato al più originale due di autori-registi di oggi, Ricci/Forte, al debutto nella lirica.Una nuova produzione creata per lo Sferisterio, che coniuga scene di onirica ispirazione dominate dal ghiaccio e dalla Natura a una drammaturgia che ha al centro la protagonista – donna fredda e regale – in lotta contro la paura di soffrire.
 
17 luglio Anteprima giovani – ore 21 – Arena Sferisterio – Macerata
21, 29* luglio – 4, 13 agosto – ore 21 – Arena Sferisterio – Macerata
 
 
*29 luglio: serata con audio – descrizione in collaborazione con Università di Macerata, Unione Italiana Ciechi e Museo Tattile Statale Omero
 

Lo spettacolo sarà diviso in tre parti di 35, 44 e 44 minuti con due intervalli di 20 minuti.

  • La principessa Turandot
    Iréne Theorin
  • L'imperatore Altoum
    Stefano Pisani
  • Timur
    Alessandro Spina
  • Il principe ignoto (Calaf)
    Rudy Park
  • Liù
    Davinia Rodriguez
  • Ping
    Andrea Porta
  • Pang
    Gregory Bonfatti
  • Pong
    Marcello Nardis
  • Un mandarino
    Nicola Ebau
  • Il principe di Persia
    Andrea Cutrini
  • Ancella
    Catia Cursini
  • Ancella
    Linda Ferrari
Direttore Pier Giorgio Morandi
 
Progetto creativo Gianni Forte e Stefano Ricci
 
Regia Stefano Ricci
 
Scene e luci Nicolas Bovery
 
Costumi Gianluca Sbicca
 
Movimenti scenici Marta Bevilacqua
 
Maestro del coro Carlo Morganti
 
Maestro del coro di voci bianche Gian Luca Paolucci
 
Assistente alla regia Liliana Laera
 
Assistente alle scene Eleonora De Leo
 
Assistente ai costumi Gianluca Carrozza
 
Fondazione Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Coro di voci bianche Pueri Cantores “D. Zamberletti”
Complesso di palcoscenico Banda “Salvadei”
 
Coproduzione con il Teatro Nazionale Croato di Zagabria

SINOSSI DI TURANDOT

Atto I. A Pechino, all’ora del tramonto, il Principe di Persia è condannato a morte, poiché non ha saputo sciogliere gli enigmi proposti dalla Principessa Turandot, che intendeva conquistare. Durante un tumulto, il vecchio Timur, Re dei Tartari, in esilio dopo aver perduto il regno, è travolto dalla folla e salvato dalla schiava Liù. Anche un giovane si fa largo tra la folla: è Calaf, che riconosce in Timur suo padre. Nessuno, però dovrà sapere chi i due siano, poiché chi li ha spodestati ancora li perseguita. Scende la sera, l’ora del supplizio del Principe di Persia. La folla invoca la grazia, ma il boia esegue la sentenza comandata da un gesto imperioso della Principessa. Calaf è sconvolto; non ascolta i consigli alla prudenza del padre e dei tre ministri dell’Imperatore, né il pianto di Liù. Si lancia verso il gong e lo percuote. Pronunciando tre volte il nome della Principessa si candida alla tremenda prova.

Atto II. Ping, Pong e Pang, i Ministri dell’Imperatore, si preparano di malavoglia a allestire ancora una volta le nozze o le esequie del nuovo candidato. Nel piazzale della reggia, tutto è pronto per la cerimonia. Mentre Liù e Timur si confondono tra la folla, giunge Turandot. La principessa narra di vivere nel ricordo di un’ava che fu preda di uno straniero e scoraggia il nuovo candidato. Calaf però tenta la prova e, destando l’entusiasmo del popolo, la vince, rispondendo ai tre enigmi. Turandot, sconvolta, si getta ai piedi del padre supplicandolo di non darla in sposa allo straniero. Ma è Calaf stesso che la libera dal giuramento, proponendole a sua volta un solo enigma: morirà se lei prima dell’alba riuscirà a svelare il suo nome.

Atto III. Turandot ha ordinato che il nome dello straniero sia rivelato con ogni mezzo prima dell’alba. Timur e Liù vengono catturati dai soldati della Principessa: sono stati visti con lui e dunque sanno chi sia. Per salvare il vecchio Re, Liù confessa di essere la sola a conoscere l’identità del giovane, ma afferma che nessuno potrà strapparle il segreto, conservato gelosamente per un amore impossibile nutrito sin dal loro primo incontro. Per sottrarsi alle sevizie incalzanti, non esita a trafiggersi con un pugnale. Questa tragica morte scuote Turandot. Colto da sdegno e da passione, Calaf si avvicina a lei e la bacia. La Principessa è vinta e confessa il suo turbamento. Calaf allora le rivela il suo nome. Turandot ha un ultimo sussulto d’orgoglio, ma al mattino, di fronte alla folla acclamante, svela il nome del Principe: “Amore”.

Turandot

Subito dopo aver letto il dramma di Gozzi, Giacomo Puccini scrisse a Renato Simoni raccomandandogli di «lavorarlo per renderlo snello, efficace e soprattutto e saltare la passione amorosa di Turandot che per tanto tempo ha soffocato sotto la cenere del suo grande orgoglio […] In fine: una Turandot attraverso il cervello moderno, il tuo, d’Adami, e mio». È quindi col sostegno di Puccini stesso che ci si dispone a leggere quasi cento anni dopo il suo lavoro indicandone nuovi spunti espressivi che leggano l’adesione di Puccini alla modernità del suo tempo (gli echi dell’Espressionismo, i musicisti della Seconda Scuola di Vienna, le rivoluzioni e le nuove identità d’inizio Novecento) non come un vincolo ma come un invito per Gianni Forte e Stefano Ricci.

«Considerando il valore che la musica ha sempre avuto nel nostro linguaggio espressivo – dicono i due artisti oggi considerati fra i più interessanti e innovativi della scena europea – con creazioni teatrali imbastite a doppio filo con una tessitura sonora il più delle volte costruita con il supporto di compositori contemporanei, era inevitabile il confronto con un autore classico come Puccini e col potere visionario ed evocativo della partitura di Turandot e della protagonista, intesa come una donna di oggi che ha paura di diventare adulta e si rifugia nel regno della sua fantasia, sfruttando il proprio straordinario potere immaginifico a suo uso e consumo;una bambina persa nei suoi giochi, turbata dal timore di ciò che gli anni e la vita possono produrre, dissipando i sogni e le illusioni più acerbe».

Una favola, quindi, in cui l’Oriente e la Cina sono teatro di una favola e di una tremenda metafora che Turandot rivive dentro di sé: «è tutto dentro la sua testa – continuano ricci/forte – tramite una visione parallela abitata da personaggi che la protagonista stessa muove come una bambina fa con le sue bambole. Un rito infinito dentro un’aura visionaria. Un percorso d’iniziazione che si compirà con l’inserimento di un corpo estraneo: quello di Calaf, l’uomo che la costringerà a evadere dal suo spazio irreale per uscire finalmente alla luce del sole. Lo spazio mentale di Turandot è una distesa di ghiaccio sulla quale ogni forma di vita viene analizzata e catalogata per timore che possa espandersi (cosa che accadrebbe lasciandosi amare, donando sia un altro, diventando madre, soffrendo): un fiabesco castello di carte destinato a crollare quando la forza dell’amore busserà prepotente alle porte».

Così facendo è possibile anche coniugare le aspettative tipiche del pubblico rispetto a quest’opera – che si traducono nella vicinanza ai personaggi più “vicini” come Calaf e Liù – con una ricerca teatrale complementare in cui la Principessa assurge completamente al rango di protagonista. «Partendo da un profondo rispetto per la partitura musicale, abbiamo considerato dapprima Puccini e il suo tempo, quindi la figura di Turandot,eviscerando un percorso emozionale che restituisca appieno la forza drammatica del compositore e allo stesso tempo affondi nell’immaginario di una donna odierna, fatto del proprio passato, dei ricordi d’infanzia, del rapporto coi genitori. Lontano da qualsiasi pregiudizio anacronistico che opponga prosa e teatro d’opera e intendala ricerca contemporanea come nociva o irriverente rispetto a una “Lady” come la lirica, la nostra ricerca si è sviluppata evitando il fardello paesaggistico e oleografico abituale di Turandot (giacché l’orientalismo in sé non era neppure fra gli obiettivi di Puccini), andando dritti al nucleo del dramma: il disgelo di un cuore in inverno». (f.t.)

Le date

  • Lunedì 17 LUG ore 21:00

    Anteprima giovani

  • Venerdì 21 LUG ore 21:00
  • Sabato 29 LUG ore 21:00
  • Venerdì 4 AGO ore 21:00
  • Domenica 13 AGO ore 21:00

Foto di Alfredo Tabocchini

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