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Prove Costumi della Madama ButterflyProve Costumi della Madama ButterflyProve Costumi della Madama Butterfly

Foto Tabocchini

Tutti realizzati dalla Sartoria Teatrale dello Sferisterio gli 80 costumi della Madama Butterfly in scena in Arena da venerdì 24 luglio alle ore 21 in un nuovo allestimento con la regia le scene ed i costumi di Pier Luigi Pizzi.


Ago filo colore e fantasia. Tra i 20 ai 70 anni, l’inseparabile metro al collo ed un paio di grosse forbici a portata di mano, tagliano e cuciono infaticabili le sarte ed i sarti della Sartoria Teatrale dell’Arena Sferisterio, una squadra ben affiatata di 16 persone guidate delle responsabili di sartoria Simona Palmucci ed Antonietta Lucarelli, e con il contributo della tagliatrice Roberta Fratini. Tra loro, anche tre stagiste provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Macerata .

Lavora a pieno regime la sartoria Teatrale dello Sferisterio; al secondo piano dell’Asilo Ricci – dove il laboratorio ha sede – da due giorni c’è prova costumi di Madama Butterfly, secondo titolo d’opera del cartellone 2009 dello Sferisterio Opera Festival la cui prima sarà in Arena il 24 luglio alle ore 21.

In questi giorni, in particolare, si provano i costumi della Butterfly sotto la supervisione di Pier Luigi Pizzi che di questo nuovo allestimento firma non solo la regia, ma anche le scene e gli stessi costumi.
Tutti questi abiti sono fatti a Macerata, tutti realizzati su misura presso questo laboratorio con personale per la maggior parte locale.

“Siamo a metà lavoro – spiega il M° Pizzi – e questi costumi sono costati veramente poco, Con un colpo di fortuna guardando ad Ancona tra i fondi di un magazzino di tessuti ho scoperto, sepolte tra varie stoffe insignificanti, degli autentici capolavori. E per fortuna erano anche di giusto metraggio!”

Complessivamente – prosegue Pizzi – contiamo un’ottantina di costumi che si inseriscono nella mia concezione di una Butterfly collocata in un Giappone visto in modo non olografico e non folkloristico, ma visto come una memoria poetica di un Giappone evocato con malinconia. Immagino l’allestimento in una trasposizione anni ’20, ben indentificabile in particolare per la componente occidentale. Seguendo la visione di Belasco e di Puccini, la giovane protagonista quindicenne nel primo atto è una bianca farfalla vestita di veli e color del giglio; continuamente si insiste su questo bagliore accecante del suo apparire. Nel procedere dell’azione la farfalla si trasforma in quella che Madama Butterfly pensa sia il modello di una donna occidentale. Dunque il soprano protagonista abbandona i suoi costumi ed gli usi tradizionali, diventa un’altra donna, consapevole e determinata nella convinzione che il suo uomo tornerà da lei. La trasformazione è completa nell’ultimo atto:il suicidio di Butterfly ha il valore di una grande sfida alla morale borghese, ed è l’affermazione di una personalità forte che porta fino in fondo le proprie convinzioni”.

Per i tagli dei kimono femminili e degli yukata maschili, Pier Luigi Pizzi si è basato su tagli di modelli tradizionali da lui stesso riportati dal Giappone. “Il cromatismo è alla base di ognuno dei miei spettacoli, il costume definisce i personaggi e contribuisce a creare l’atmosfera sognante che cerco per questa Butterfly. Ho immaginato costumi quasi incorporei, fatti di garze veli e tessuti leggeri che fluttueranno nella brezza dello Sferisterio. Per i colori, si va dalle varie tonalità del grigio (dal perla al piombo) ai bruni, al rame bronzo ed oro”.
 

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